LICENZIAMENTO

Con la sentenza n. 2692/2015 la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso con cui una società aveva impugnato la decisione della Corte d’Appello di Napoli che aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento in tronco irrogato per atti di grave insubordinazione del lavoratore dipendente.

Nella fattispecie, il lavoratore aveva offeso a voce alta e con espressioni offensive un diretto superiore, che l’aveva ripreso, invitandolo ad una migliore collaborazione nell’espletamento del lavoro.

La Corte d’appello, aveva accolto il reclamo del lavoratore, avendo considerato che il medesimo non aveva rifiutato nemmeno in parte la prestazione lavorativa, né aveva inadempiuto alcun obbligo contrattuale, né aveva contestato i poteri dei superiori.

Proposto dal datore di lavoro ricorso per cassazione, pur avendo rilevato che atti di grave insubordinazione avrebbero potuto comportare il licenziamento ai sensi del C.C.N.L., nella fattispecie la Corte di Cassazione ha rilevato che il comportamento del lavoratore doveva essere qualificato come insubordinazione lieve, non sanzionabile con il licenziamento.

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