Diritto di Famiglia – Il Matrimonio – La Filiazione

Il Matrimonio
Tre sono i tipi di matrimonio riconosciuti dall’ordinamento italiano: il matrimonio civile, il matrimonio concordatario ed il matrimonio degli acattolici.
Il matrimonio civile, disciplinato nel codice civile, è celebrato pubblicamente dinanzi all’Ufficiale dello Stato Civile ed è sottoposto alla giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria.
Il matrimonio concordatario, derivato dalla normativa concordataria tra lo Stato e la Chiesa Cattolica, è disciplinato dal Codice Canonico e dalla normativa statuale ed è soggetto alla giurisdizione di entrambi gli ordinamenti.
Il matrimonio degli acattolici è un matrimonio civile, salvo che la celebrazione si svolge davanti al ministro di culto acattolico.

Diritti e doveri discendenti dal matrimonio
La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha introdotto il principio di eguaglianza tra i coniugi.
Secondo l’art. 143 del codice civile “con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse reciproco della famiglia e alla coabitazione”.
Entrambi i coniugi sono tenuti a contribuire ai bisogni della famiglia ed a mantenere, istruire ed educare i figli.

Rapporti patrimoniali tra i coniugi
La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha introdotto come regime patrimoniale legale quello della comunione dei beni.
I coniugi possono optare per il regime della separazione dei beni, sia con una dichiarazione fatta all’atto del matrimonio, sia con una apposita convenzione in corso di rapporto matrimoniale.
Il regime della comunione è previsto dal codice civile come regime naturale della famiglia, in difetto di dichiarazioni od accordi diversi tra i coniugi.
La comunione investe tutti i beni acquistati dai coniugi, anche separatamente, dopo il matrimonio, con eccezione dei beni considerati espressamente personali dalla legge.
Al momento dello scioglimento della comunione occorre procedere alle procedure di divisione dei beni tra i coniugi.
Il regime di separazione dei beni è opzionale.
I coniugi possono optare per il regime della separazione dei beni, sia con una dichiarazione fatta all’atto del matrimonio, sia con una apposita convenzione in corso di rapporto matrimoniale.
In costanza di regime di separazione ogni coniuge è proprietario dei beni che acquista durante il matrimonio.

Separazione personale dei coniugi
Esistono due tipologie di separazione legale: la separazione consensuale e la separazione giudiziale.
Si addiviene alla separazione consensuale quando i coniugi concordano sulle modalità e sulle condizioni di separazione, che successivamente deve essere omologata dal Tribunale. Le condizioni di separazione attengono soprattutto all’affidamento dei figli minori, all’assegnazione della casa coniugale ed alle disposizioni sull’assegno di mantenimento in favore di uno dei due coniugi.
In caso di disaccordo, si deve fare ricorso alla separazione giudiziale, demandando al Giudice di decidere sulle condizioni, che attengono soprattutto all’affidamento dei figli minori, all’assegnazione della casa coniugale ed alle disposizioni sull’assegno di mantenimento in favore di uno dei due coniugi.
Per regola generale la separazione giudiziale è pronunciata per “giusta causa”, ovvero per circostanze oggettive che rendano intollerabile la prosecuzione della convivenza; esiste tuttavia la possibilità di addebitare la separazione al coniuge che si renda responsabile dell’inadempimento dei doveri che derivano dal matrimonio.
La separazione consensuale si propone con ricorso da presentare presso il Tribunale competente per territorio.
Successivamente viene fissata l’udienza davanti al Presidente del Tribunale.
Quindi la separazione deve essere omologata dal Tribunale e solo dopo l’omologa acquista efficacia legale.
La separazione giudiziale è proposta da uno dei coniugi con ricorso da presentare presso il Tribunale competente per territorio.
Viene quindi fissata l’udienza davanti al Presidente del Tribunale, il quale determina i provvedimenti urgenti e provvisori soprattutto in ordine all’affidamento dei figli minori, all’assegnazione della casa coniugale ed all’assegno di mantenimento in favore di uno dei due coniugi.
Successivamente il giudizio si svolge davanti al Tribunale secondo il rito ordinario e termina con la sentenza che dichiara la separazione dei coniugi.
Le condizioni stabilite in ordine all’affidamento dei figli minori, all’assegnazione della casa coniugale ed all’assegno di mantenimento in favore di uno dei due coniugi possono essere mutate, al mutare dei presupposti, con ricorso al Tribunale competente.

Divorzio
Il divorzio è causa di scioglimento definitivo del matrimonio.
Il divorzio può essere richiesto congiuntamente dai coniugi, quando essi concordano sulle condizioni; in tal caso si può qualificare consensuale.
Se non vi è accordo, è il Tribunale a determinare le condizioni; in tal caso si può qualificare giudiziale.
In ogni caso è necessaria una sentenza del Tribunale per lo scioglimento del matrimonio.
Nel caso di domanda congiunta, entrambi i coniugi presentano ricorso al Tribunale; quindi compaiono davanti al Presidente che, se il tentativo di conciliazione non da esito, si pronuncia sui provvedimenti temporanei ed urgenti; dopo di che il procedimento si trasforma in una normale causa civile, seppur dall’iter molto semplificato, e deve essere concluso con l’emanazione di sentenza.
Nel caso di divorzio contenzioso, uno dei coniugi presenta ricorso al Tribunale; quindi i coniugi sono convocati davanti al Presidente che, se il tentativo di conciliazione non da esito, si pronuncia sui provvedimenti temporanei ed urgenti; dopo di che il procedimento si trasforma in una normale causa civile contenziosa e deve essere concluso con l’emanazione di sentenza.
Le condizioni stabilite in ordine all’affidamento dei figli minori, all’assegnazione della casa coniugale ed all’assegno di mantenimento in favore di uno dei due coniugi possono essere mutate, al mutare dei presupposti, con ricorso al Tribunale competente.

Filiazione: filiazione legittima e naturale
Secondo l’impianto originario del Codice Civile il figlio nato da genitori uniti in matrimonio era qualificato legittimo, mentre quello
nato da genitori non uniti in matrimonio era qualificato figlio naturale.
Sin dalla riforma del diritto di famiglia del 1975 i diritti dei figli naturali sono stati equiparati a quelli dei figli legittimi.
Attualmente, ai sensi della l. 219/2012, è stata eliminata qualsiasi forma di discriminazione tra figli legittimi e figli naturali.