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Il Tribunale di Roma ha condannato un Istituto Bancario alla eliminazione dei dati personali trattati senza il consenso dell’utente, condannando la Banca anche al risarcimento dei danni per lite temeraria.

TRIBUNALE ORDINARIO di ROMA
PRIMA SEZIONE CIVILE
In composizione monocratica, nella persona del Giudice dott.ssa Silvia Albano
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Ai sensi dell’art 150 D. Lgs n. 196/03, nella causa civile di primo grado iscritta al
n. 10544 del ruolo generale degli affari contenziosi civili dell’anno 2014 vertente:
TRA
AAAAAAAA con il patrocinio dell’Avv. MARZIONI CARLO, con elezione di
domicilio in Roma, VIA DELL’AMBA ARADAM 22, presso lo studio del
difensore;
– ricorrente –
E
BBBBBBBB, con il patrocinio dell’avv.to CAIO;
– resistente –
OGGETTO: trattamento dei dati personali
Ragioni di fatto e diritto della decisione
Con ricorso del 17/20.02.2014 XXXXXXXX ha chiesto di accertare e dichiarare
che la BBBBBBBB aveva trattato illecitamente i dati personali della ricorrente
medesima, di accertare e dichiarare che l’Istituto Bancario stesso aveva inserito
illecitamente il nominativo della ricorrente nelle liste dei soggetti per i quali si
rendeva obbligatoria la verifica ai sensi della normativa “antiriciclaggio”, di
ordinare all’Istituto l’immediata cancellazione da ogni archivio di tutti i dati
personali riferiti alla ricorrente, in qualsiasi forma e con qualsiasi tecnologia
detenuti, di condannare infine la Banca convenuta al risarcimento dei danni ai
sensi dell’art. 96 c.p.c. ed alla refusione delle spese di lite.
A sostegno della domanda la ricorrente ha assunto di non aver mai intrattenuto
rapporti con la BBBBBBBB, la quale Banca si era ostinata nel tempo a richiedere
l’assolvimento degli oneri di cui alla normativa in ordine all’antiriciclaggio e si era
rifiutata di provvedere alla cancellazione dei dati personali della ricorrente
medesima, pur avendo ammesso, in sede di corrispondenza tra le parti, di non
essere in possesso di alcun documento che potesse attestare l’esistenza di rapporti
pregressi e quindi giustificare la detenzione ed il trattamento dei dati in possesso.
La BBBBBBBB si è costituita in giudizio asserendo di aver rilevato dalla Banca
CCCCCCCC, presso la quale la ricorrente nel 1999 aveva aperto due libretti al
portatore, sicchè non era necessaria l’acquisizione di un ulteriore consenso per il
trattamento dei dati personali da parte di BBBBBBBB ed il trattamento era
obbligatorio in ossequio alla normativa antiriciclaggio.
All’udienza del 30 settembre 2014 il procuratore della ricorrente eccepiva la
nullità della procura alle liti della BBBBBBBB per carenza di prova in ordine ai
poteri dell’Avv. Dordolo di conferire la procura al difensore costituito per la
banca.
La causa è stata decisa all’odierna udienza attraverso la pronuncia della sentenza,
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con motivazione contestuale, della quale veniva data lettura in udienza.
* * *
Preliminarmente deve rilevarsi come la resistente abbia dato prova dei poteri
esistenti in capo all’Avv. Tizio, sicchè la procura conferita al difensore deve
ritenersi valida.
Nel merito la domanda è fondata e deve essere accolta.
Infatti, la banca si è limitata ad affermare l’esistenza di due libretti al portatore che
giustificherebbero il trattamento dei dati personali, senza fornire alcuna prova
della loro effettiva esistenza.
Anzi con la raccomandata inviata dalla BBBBBBBB al procuratore della
ricorrente, datata 26 settembre 2013 (depositata in atti), la stessa banca ammette di
non avere rinvenuto i contratti e la documentazione inerente l’accensione dei due
rapporti ed afferma che nemmeno erano stati prodotti estratti conto in merito.
La banca non ha nemmeno prodotto estratto autentico delle proprie scritture
contabili dalle quali potesse evincersi l’esistenza di tali rapporti.
Non ha, poi, dato riscontro alla richiesta della ricorrente di chiudere bonariamente
la vicenda attraverso la sottoscrizione dei moduli antiriciclaggio e la chiusura
definitiva dei rapporti asseritamente esistenti, resistendo nel giudizio.
In effetti, non ha nessuna rilevanza nel caso di specie che la banca convenuta non
dovesse acquisire il consenso al trattamento dei dati personali in quanto
cessionaria in blocco di ramo d’azienda di CCCCCCCC e che il trattamento per la
normativa antiriciclaggio sia obbligatorio, stante la totale mancanza di prova in
ordine alla sussistenza di rapporti bancari in essere con la ricorrente, circostanza
fin dall’inizio contestata dalla stessa.
La banca deve, pertanto, essere condannata alla immediata cancellazione da ogni
suo archivio di tutti i dati riferibili alla ricorrente.
Alla soccombenza segue la condanna della resistente al pagamento delle spese di
lite in favore della ricorrente liquidate come da dispositivo.
Sussistono altresì i presupposti per la condanna della resistente al pagamento della
ulteriore somma prevista dal comma 3 dell’art 96 c.p.c. e liquidata in via equitativa
come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, così dispone:
ordina alla convenuta l’immediata cancellazione dei dati personali della ricorrente
da tutti i propri archivi;
condanna la convenuta al pagamento della spese di lite in favore della ricorrente,
che liquida in complessivi € 1.380,00, oltre accessori di legge;
condanna la convenuta al pagamento in favore della ricorrente della ulteriore
somma di € 1.000,00 ex art 96 comma 3 c.p.c..
Così deciso in Roma, all’udienza del 24/09/2015 mediante lettura del dispositivo
in udienza con contestuale motivazione
IL GIUDICE
dott.ssa Silvia Albano

© 2015 AVVOCATO CARLO MARZIONI STUDIO LEGALE

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